sabato 9 novembre 2013

The Chronicles of Israel. Day 6 - L'inferno per me non è abbastanza

Giugno 2013.
J (da ora in poi "Mino") a Milano, ITA
Barlassina (da ora in poi "Mino") a Bochum, DEU
Skype

- Mino che faccio, striscio?
- Striscia Mì, striscia.
- Non è che poi io prendo il volo e tu no eh? Non è che mi stai a coglionà, sò 300 bombe
- Mino! Eh che palle, striscia! Sto inserendo anche io il numero della carta di credito, vai sereno.
- Ok, Mino ho strisciato. Sono ufficialmente a Tel Aviv.
- Mino, hai preso l'ultimo biglietto con quella tariffa. Mò il biglietto costa 100 € in +.
Lo sai che tieni tu Mì?
- No, Mino che tengo?
- LE CORNA! Mino tu si 'nu cornuto e tieni delle corna tante!


E così, iniziò il mio viaggio in Israele con il Barla.


14 AGOSTO
Day 6 - Gerusalemme - Vad Vashem

Arriviamo il primo pomeriggio, è il terzo giorno in cui siamo a Gerusalemme e il Museo dell'olocausto è una tappa fondamentale del nostro viaggio, ci hanno parlato di questo posto come di una "Botta al
cuore" pazzesca.


La struttura sorge su un altopiano vicino la città, ed è fondamentalmente un corridoio triangolare buio, con pareti di cemento e pieno di cose strazianti.
I sensi di angoscia e di claustrofobia si attivano nell'stante in cui si entra e si vede il primo video dell'inizio degli anni '20, prima dell'Olocausto, che fa vedere come gli ebrei fossero tutti felici e come contribuissero al benessere della società, grazie alla loro arte e al loro senso dell'umorismo

La cosa più felice che vedremo per le prossime 2 ore
Ci giriamo e veniamo accolti da uno stuolo di libri buttati per terra, i titoli erano tra quelli che i nazisti bruciarono a Berlino nel '33



Questo è un preludio a una serie atroce di immagini, stanze, oggetti, lettere, video, suoni e drappi nazisti in un museo che riesce come niente altro a farti sentire in colpa di essere vivo.



Il gioco dell'oca nazi
Il tour continua con ansie varie, il culmine delle quali arriva quando arrivi alla parte dei campi di sterminio, quando il pavimento diventa una teca che contiene migliaia di scarpe degli ebrei che stavano per entrare nelle docce.

Respirare diventa difficile, l'unica cosa che vuoi fare è scappare, piangendo ogni lacrima che hai ma non è ancora finita.
Manca ancora l'ultima stanza. L'archivio.
Una stanza circolare le cui pareti sono formate da faldoni che contengono i nomi dei 6 milioni morti durante l'olocausto che fanno da contorno ad una cupola centrale con appese centinaia di fotografie di uomini donne e bambini uccisi dai nazisti, le cui facce si rispecchiano su una superficie d'acqua scavata nella montagna, creado un senso di evanescenza insopportabile.



L'impatto con questa stanza è terrificante e Yad Vashem è appagato dal gelo che avvolge la tua anima e ti libera, facendoti scappare verso l'uscita: una terrazza aperta su una valle dove per i prossimi 20 minuti resto solo a guardare il cielo, respirare aria e vedere persone stordite come me da questa esperienza così malvagia e oppressivamente necessaria.




Io e Barla non ci diciamo niente per tutto il tragitto di uscita, che prevede l'immancabile "Gift Shop" dove oltre a libri, fotografie e guide della città puoi anche comprare alcuni oggetti di uso comune.
E qui è dove lo vedo. 
E qui è dove capisco che andrò all'inferno perchè tra tutto quello che c'era disponibile, l'unica cosa che ha attirato la mia attenzione è stato questo.





























L'Orrore. L'Orrore.
                              

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